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lunedì 18 febbraio 2019

Monforte della Palude

Monforte della Palude, un cantiere per la costruzione di un villaggio dell'anno 1056 con tecniche dell'epoca.
Esiste in territorio di Gravellona Lomellina (Pavia), a 40 chilometri da Milano, un vasto spazio chiamato Parco dei tre laghi in cui sono presenti paludi, laghi, collinette.
Tale spazio è stato creato dal Comune come luogo di cultura e fruizione ambientale/paesaggistica comprando oltre 20 ettari di terreni agricoli, movimentando la terra, valorizzando il suolo e introducendo una alta biodiversità.
Tale parco è già un esempio di accostamento del pubblico al vivere nella natura. Sono presenti molti animali selvatici ed una piccola fattoria.
Il progetto che andiamo sostenendo si situa alla periferia del parco presso il terzo lago e in un campo, oggi risaia, adiacente.
Il progetto consiste nel cantiere di costruzione di un villaggio-ricetto della seconda metà dell’XI secolo attuato con tecniche dell’epoca ed una fattoria medievale con agricoltura d’epoca.
Tale periodo era caratterizzato da un intenso rapporto tra foresta, agricoltura e artigianato. Dal punto di vista sociale si trattò di un periodo importantissimo nella trasformazione dal feudalesimo alla società attuale, con i primi nuclei di borghesia e proletariato.
Nel progetto, foresta, campi, borgo e castello sono riassunti e ravvicinati in uno spazio di immediata comprensione.
Per tutte le informazioni, lo stato e l'avamzamento dei lavori visita il sito ufficiale !

sabato 19 maggio 2018

Medioevo in Sicilia

Storia e archeologia del medioevo in Sicilia è un sito dove potete trovare la stori della Sicilia medievale, suddivisa per province, cone le testimonianze e le emergenze, architetture religiose e militari, le valli, Demone, val di Mazara e Val di Noto e un'infinità di informazioni utili per scoprire questa fantastica regione e le sue belle medievali, arabe, bizantine, normanne, sveve, angioine e aragonesi.

sabato 4 febbraio 2017

Presenze Longobarde

Siamo un gruppo di ricostruttori, archeologi e studenti di discipline storiche che stanno sviluppando un progetto di studio sulla cultura materiale del Piemonte Longobardo. Lʼobiettivo è quello di analizzare differenti tematiche storiche attraverso lʼutilizzo degli strumenti dellʼarcheologia sperimentale, della ricostruzione storica e della living history. Il progetto ha come obiettivo la ricostruzione di determinate figure appartenenti ad un gruppo familiare aristocratico della prima età longobarda (fine VI - prima metà VII secolo d.C.), sulla base dei rinvenimenti archeologici piemontesi e attraverso lo studio delle fonti iconografiche e scritte del periodo. In particolare, sono stati presi in considerazione i corredi delle necropoli di Collegno (in particolare, la tomba 53 e la tomba 47), MoncalieriTestona, Moncalieri-Villa Lancia (la tomba 5), Borgo dʼAle e, in un prossimo futuro, SantʼAlbano di Stura.

martedì 4 novembre 2014

Centro Interuniversitario per la Storia e l’Archeologia dell’Alto Medioevo

Il Centro è nato nel 2005 per iniziativa di Riccardo Francovich, Stefano Gasparri e Cristina La Rocca, con lo scopo di riunire il vasto gruppo di studiosi attivo in Italia nel campo degli studi sull’alto medioevo. L’obiettivo fondante era, ed è tuttora, quello di colmare la frattura – culturale e metodologica – tra storia, intesa come studio delle fonti scritte, e archeologia, ossia studio delle testimonianze materiali. Un obiettivo ancora più attuale oggi del momento in cui fu fondato il Centro, alla luce dell’evoluzione generale degli studi sull’alto medioevo in campo internazionale.
A partire dal suo inizio, il Centro è stato costituito dai Dipartimenti di Storia e di Archeologia delle Università di Siena, Padova e Venezia. L’attività del Centro, dopo due anni iniziali nei quali è stato attivato un master di II livello per operatori nel campo dei Beni Culturali, si è in seguito concentrata nell’organizzazione di seminari internazionali con cadenza annuale/biennale. Tuttavia l’attività di formazione rimane uno degli obiettivi del Centro, unitamente a quello di costituire un punto di aggregazione dei giovani ricercatori del settore.

venerdì 20 giugno 2014

Circuito Castelli e Borghi Medioevali

L’Associazione Circuito Castelli e Borghi Medioevali nasce il 25 febbraio 2004 dall’unione di soggetti pubblici (enti locali di tutte le province siciliane) e privati operanti da tempo nel settore della valorizzazione dei beni culturali, dell’animazione di siti d’arte, della realizzazione di spettacoli teatrali, di politiche di sviluppo locale e di programmazione negoziata.
L’Associazione ha come scopo sociale la salvaguardia, la valorizzazione, la promozione, la fruizione dei Castelli e dei Borghi Medievali, la programmazione, pianificazione e promozione, in maniera unitaria e integrata, delle risorse turistiche e culturali dei territori facenti capo agli enti locali associati, la messa in rete dei Castelli e dei Borghi Medievali con rilevanti circuiti nazionali ed internazionali e la realizzazione di centri servizi a supporto del turismo culturale.
Grazie all'attività di networking e progettazione comunitaria, il Circuito ha creato una rete permanente tra enti pubblici e privati che si estende a livello nazionale e internazionale, in grado di proporre un sistema turistico integrato e i più svariati percorsi tematici che promuovono le diversità culturali, naturalistiche, paesaggistiche, enogastronomiche e produttive dei territori aderenti.

domenica 18 maggio 2014

Medioevo in Formazione

Il progetto si propone l’obiettivo di fornire un’occasione di incontro e confronto per studiosi del periodo medievale di età inferiore ai 40 anni e non inquadrati nei ruoli universitari. Si vuole perseguire tale obiettivo per cercare di valorizzare e diffondere, in un’occasione appositamente dedicata, le ricerche condotte da laureati, dottorandi di ricerca, assegnisti e borsisti. Il risultato di un simile evento potrebbe fornire una prima visione di insieme su almeno una parte dello stato della ricerca medievistica portata avanti dalle generazioni più giovani, evidenziandone tematiche principali, metodologie e prospettive.
Oltre che all’esposizione delle recenti ricerche, si prevede di dedicare una parte del convegno ad alcune riflessioni sul ruolo della Storia e degli storici nella società contemporanea, sull’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche ai fini della ricerca, sull’interazione interdisciplinare con altre discipline umanistiche e sulla comunicazione e divulgazione della storia.
Senza dubbio tutte le tematiche presentate risultano già oggetto di dibattito da parte degli studiosi già pienamente formati e operanti attivamente presso università ed enti di ricerca; tuttavia è convinzione degli organizzatori che la condizione di apprendistato e la giovane età dei partecipanti al convegno possa costituire, per una volta, un vantaggio anziché uno svantaggio.
Non è infatti un mistero che le discipline storiche e le professioni ad esse legate, vivono un periodo di forte ridimensionamento: il XX secolo ha infatti profondamente modificato i presupposti teorici, le metodologie e gli obiettivi della ricerca storica professionale, staccandola in buona parte dall’insegnamento e dalla divulgazione. In altre parole il ruolo degli storici e l’utilità della ricerca razionale sul passato, tanto più quello remoto, faticano ancora ad essere pienamente percepiti dal senso comune. Questa situazione, unita alla scarsità degli investimenti pubblici e privati sulla ricerca, in particolare quella umanistica, e alla considerevole entità dei cambiamenti che le riforme degli ultimi quindici anni hanno apportato al sistema complessivo dell’istruzione, rischia di creare i presupposti per un lento esaurirsi delle possibilità di svolgere con la necessaria continuità la professione della ricerca storica.
Alla situazione delineata fanno altresì da contrappunto una viva persistenza di un uso pubblico del passato e di una “domanda di Storia” ben presenti nella società -  spesso però intercettate da non addetti ai lavori o non supportate da un senso critico storico diffuso sufficientemente adeguato - e la presenza in Italia di un immenso patrimonio documentario, artistico e archeologico che, in presenza di un piano di sviluppo culturale ben progettato, potrebbe fornire numerose occasioni di lavoro.
Proprio in un quadro che appare spesso scoraggiante e di difficile approccio, ma che sembra offrire allo stesso tempo le potenzialità per un favorevole cambiamento di rotta, il confronto tra chi fra i più giovani ha comunque consapevolmente scelto di intraprendere il rischioso cammino di un mestiere (per ora) a rischio di estinzione, potrebbe costituire quanto meno un punto di partenza per eventuali ed auspicabili successive riflessioni.

Visita il sito: www.medioevoinformazione.it.

giovedì 10 ottobre 2013

Sardegna Medievale

Le finalità del sito ‘Sardegna medievale’ si possono riassumere nella volontà di diffusione della conoscenza di una cultura semisconosciuta al grande pubblico sardo e nella maggior parte dei casi ignorata oppure esaminata con molta superficialità dagli studiosi continentali, che troppo spesso esprimono i loro giudizi sulla base di documentazione fotografica infedele.
Fino a non molti decenni or sono la Sardegna è stata rappresentata soltanto dal mondo dei nuraghi e dagli affreschi della abbazia di Saccargia: due momenti culturali assai più espressivi di qualunque racconto storico per quanto alto questo potesse essere e niente affatto estranei ad esso se lo si vuole comprendere fino in fondo. La ricerca è progredita e Saccargia non è più un unicum. Si è scoperto che qui circolavano ateliers di grande livello; cicli pittorici come quelli di Galtellì o di Trullas ma anche gli affreschi della chiesa del castello di Bosa testimoniano l’assurdità di vecchie tesi secondo le quali l’Isola avrebbe vissuto in orgoglioso isolamento rispetto alla vorticosa circolazione di uomini e di idee lungo le rotte mediterranee durante il corso di tutto il Medioevo. Taglie pisane chiamate dai giudici sardi costruivano alcune tra le più belle chiese medievali sarde, oggetto di stupore quando un visitatore impreparato si trova improvvisamente di fronte ad esse; le decorazioni scultoree medievali spesso non sono inferiori per livello qualitativo alle opere presenti nel duomo pisano; i cicli affrescati e scolpiti mostrano quale melting pot di operatori (lombardi, toscani, laziali, visigoti) lavoravano nelle chiese dell’Isola al servizio dei regnanti locali e dei vescovi.
Se poi si dovesse pensare che solo dopo il Mille, come attesterebbe la documentazione storica pervenutaci, la Sardegna si sarebbe aperta alla cultura continentale, ebbene basteranno i dipinti murali della chiesa rupestre di Sant’Andrea Priu a Bonorva o le decorazioni aniconiche di riuso presenti nella facciata del San Nicola di Trullas anteriori al volgere del Millennio per attestare che un solo tipo di ricerca (quella storica) non è in grado di offrire un quadro completo di qualsiasi civiltà. Gli esempi a dimostrazione di quanto affermato sono moltissimi e non dimentichiamo affatto il peso della cultura bizantina ampiamente testimoniata nell’Isola da numerosi edifici sacri e materiale plastico, così come quello dell’eredità paleocristiana attestata da alcuni capitelli conservati nel San Gavino di Porto Torres.
Coordinatore scientifico del progetto è la storica dell’arte Fernanda Poli che ha elaborato un piano di lavoro quanto più possibile completo dei siti medievali meritevoli di attenzione, spesso trascurati o comunque trattati a livello ‘inventariale’ negli scritti editi, allo scopo di valorizzarne quel ruolo di pietre miliari che rivestono tutti i ‘monumenti’ (cioè opere degne di memoria). Non sarà trascurato alcun aspetto della civiltà altomedievale e medievale (architettura, pittura, scultura, epigrafia, nonché le cosiddette, con definizione impropria, arti minori). Il sito è aperto anche a contributi sull’archeologia specialmente quando collegati al trapasso tra il mondo classico e l’incipiente civiltà altomedievale.
Amministratore del sito e curatrice della documentazione fotografica è la fotografa Rossella Fadda.
Verranno accolti interventi di studiosi giovani e meno giovani desiderosi di contribuire al nostro progetto: la diffusione della conoscenza dell’arte in Sardegna.
Visita il sito: www.sardegnamedievale.it.

lunedì 26 agosto 2013

Castello di Monte Copiolo nel Montefeltro

Le indagini storico/topografiche sul sito dell'antico Castello di Monte Copiolo sono inziate nell'anno 1997 a cura dell'Insegnamento di Archeologia Medievale dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo". Una successiva convenzione di scavo stipulata tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche - l'Università di Urbino e il Comune di Montecopiolo ha permesso l'avvio della prima campagna di scavo nell'anno 2002.
Il castello di Monte Copiolo, luogo di origine della famiglia comitale dei conti di Montefeltro (poi duchi di Urbino) e principale possedimento della stessa sino alla seconda metà del XIII secolo, sorge su una rupe di 1030 metri s.l.m., si trova a spartiacque tra l'alta valle del fiume Conca e la media Valmarecchia, a poca distanza dalla fortezza di San Leo (Regione Marche, provincia di Pesaro e Urbino, Montefeltro).
I ruderi del castello, fondato nel X secolo, affiorano, con strutture poderose, su una superficie complessiva di circa 9000 mq; l'insediamento, in base ad un assetto che si ripete genericamente nella maggior parte dei castelli di questa regione, era costituito da un'area sommitale (il cassero o rocca), cinta da un'imponente cortina muraria, dove si trovavano gli edifici di residenza signorile e dal sottostante abitato, distribuito lungo il terrazzo più basso e difeso anch'esso da una seconda cinta muraria in pietra calcarea. Tutte le strutture affioranti sono legate al fondo roccioso, appositamente rilavorato per accogliere le murature. Questo ha fatto si che opera dell'uomo e opera naturale si siano compenetrate in maniera tanto organica da diventare un tutt'uno costituendo il fascino di questo complesso archeologico.
L'Insegnamento di Archeologia Medievale ha deciso di porre in questo sito il suo principlae cantiere poiché è in questo luogo che i conti di Montefeltro hanno mosso i loro primi passi verso la formazione prima della contea di Montefeltro.

lunedì 29 luglio 2013

Medieval Archaeology Grosseto

MediArG sta per Medieval Archaeology Grosseto. Il laboratorio, già attivo nell’ambito delle attività della Cattedra di Archeologia Medievale nella sede senese del Dipartimento di Archeologia e storia delle Arti dell’Università di Siena, si trasferisce a Grosseto nel 2002 precedendo di un anno l’attivazione del Corso di Laurea in Conservazione, Comunicazione e Gestione dei Beni Archeologici. Dal 2010 il laboratorio ha ridefinito la strategia di approccio alla ricerca, puntando sulle tecnologie informatiche come strumento di analisi reale (e non mera sovrapposizione di livelli informativi) della molteplicità di dati emersi e che possono essere estratti da uno studio integrato fra fonti cartografiche, scritte e archeologiche. In questo ambito si collocano alcune tesi di laurea e progetti di studio sulla stratificazione del parcellario agrario, della viabilità storica, del rapporto fra viabilità e insediamenti. Questo approccio consente una maggiore interazione con il tema di grande attualità dell’archeologia preventiva e con una progressiva riduzione delle risorse disponibili per la ricerca che impongono una scelta consapevole di campioni potenzialmente più significativi per rispondere ai quesiti storiografici.
Visita il sito: www.archeogr.unisi.it/CCGBA/laboratori/lam.