mercoledì 20 maggio 2009

Palermo nel Medioevo

Questo sito parla di tutto ciò che riguarda Palermo i suoi comuni in età medievale; naturalmente il sito sarà costantemente aggiornato.

Consultando le sue pagine potrete conoscere la storia in generale di Palermo o di ogni singolo monumento, il tutto correlato da una fantastica fotogallery.

Storia, monumenti, shop, download, guest-book, mappe e una sintetica cronologia completano l'offerta di questo portale, davvero ricco e aperto alla collaborazione di tutti gli appassionati di medioevo e di questa splendida provincia siciliana.

Una visita è davvero consigliata: www.palermonelmedioevo.com.

domenica 22 marzo 2009

Il Mercato delle Gaite

Il portale ufficiale della Rievocazione Storica Medievale in Bevagna.

Il Mercato delle Gaite trae ispirazione dall'antica divisione di Bevagna in quattro quartieri denominati Gaite su cui si basava l'organizzazione amministrativa della città in epoca medievale
Lo scopo della manifestazione è quello di ricostruire con la maggiore attinenza storica e dovizia di particolari la vita quotidiana degli abitanti di Bevagna nel periodo compreso tra il 1250 e 1350
A tal scopo, fin dal 1983 un gruppo di studiosi esamina accuratamente lo Statuto cinquecentesco del Comune di Bevagna da cui sono tratte le informazioni necessarie alla ricostruzione storica della vita politica, amministrativa, economica e sociale.
Per dieci giorni, quindi, alla fine di giugno Bevagna fa un tuffo, in questo remoto passato: le antiche botteghe dei mestieri medievali riaprono i loro battenti e riprendono le attività e le strade si popolano di bevanati che in abiti d'epoca vivono la quotidianità dei loro avi mangiando, lavorando, giocando proprio come loro.
Oggi come allora la città si divide in quattro gaite, ma oggi ognuna rivaleggia con le altre nel tentativo di dare un interpretazione storicamente fedele del ruolo che rivestiva nel medioevo. Lo spirito di competizione è alla base della animata manifestazione e si concretizza nella partecipazione a quattro gare: gara del mercato, gara dei mestieri gara gastronomica, gara sportiva di tiro con l'arco. Con un complesso sistema a punti, assegnati da professori esperti nei diversi campi e chiamati a giudicare la attinenza storica, l'ultimo giorno della manifestazione si decreta il vincitore che riceve in dono il palio della vittoria. Il forte spirito di appartenenza alla propria gaita rende le competizioni molto interessanti e stimola un contunuo miglioramento delle proposte delle gaite nei vari settori con evidente vantaggio delle qualità generale della manifestazione
Il Mercato delle Gaite è oggi annoverato tra le più importanti manifestazioni storiche dell'umbria e fa parte della Associazione Regionale Manifestazioni Storiche.

La Storia

Dal longobardo Watha (guardia) deriva la denominazione di guaita o gaita con cui vengono indicati i quattro quartieri nei quali era divisa Bevagna e il territorio circostante.

Tale divisione è attestata anche negli Statuti comunali giunti fino a noi nella redazione del XVI secolo. Sulla base di tale testo prende vita la festa nei suoi momenti più rappresentativi e suggestivi nei quali riprendono corpo le antiche magistrature cittadine, la vita sociale e le attività economiche del paese.

La magistratura cittadina ha come suo vertice il Podestà: egli resta in carica due mesi e viene scelto in città distanti da Bevagna almeno 16 migli. Giunge in città tre giorni prima della nomina ed entra da Porta S.Vincenzo, recando con se due cavalli, un pavese ed una ballistam de osso; è accompagnato da due notai, ad maleficia e ad extraordinaria, da un giudice, da otto armigeri e dai familiares.

Davanti alla chiesa di S. Vincenzo dona un palio di velluto di seta rosso; giunto nella piazza maggiore assiste alla lettura dello Statuto al quale giura fedeltà. Il Podestà amministra la città insieme ai quattro consoli eletti, di cui si hanno notizia a partire dal 1187, i quali restano in carica due mesi. Consigli ristretti sono: La Cernita - formata da otto uomini - e H. Bussolo, i cui componenti sono addetti alla conservazione del bussolo delle votazioni.

Tra gli ufficiali ricordiamo il Camerario, addetto alla tenuta dei libri contabili e il Cancelliere, notaio incaricato della stesura dei verbali dei consigli. Ricordiamo infine che il podestà nomina otto baiuli addetti alla esecuzione dei pignoramenti, citazioni, ambasciate, i quali non possono andare singolarmente ma devono indossare un caputeum del valore di otto soldi e portare le insegne del Comune.

Sempre dagli statuti si ricavano preziose notizie circa l'economia cittadina, le modalità e le tecniche di produzione dei principali prodotti locali, il funzionamento dei forni, dei mulini, l'organizazione di alcune botteghe, le modalità di vendita di determinate merci. Dettagliate indicazioni regolano infine i pesi e le misure adottati nel territorio di Bevagna. Privilegiati punti di vendita sono le trasanne poste nella piazza maggiore, nelle quali si potevano vendere pane, frutta, spezie, sale e pesce, seguendo precise norme igieniche. Il vino era venduto in vasi sigillati dal Camerario; secondo la capacità essi si chiamavano pitictum, mezzeto e foglietta.

La macellazione degli animali avveniva in appositi casalini: gli animali venivano scuoiati fino alla testa e appesi; le pelli potevano essere tenute ad asciugare per la strada solo di martedì, giorno del mercato. Il banco di vendita della macelleria non aveva parametri; la bilancia, regolata e sigillata dal Comune, doveva essere posta un palmo al di sopra del banco così da essere bene in vista. Le carni di scrofa, pecore, becchi, capre, castrati, montoni dovevano essere vendute in luoghi distanti dal macello, quelle di animali morti per cause naturali fuori dalle porte cittadine.

I mulini del comune si trovavano nei pressi della porta malvicinorum; la loro organizazione interna, il lavoro del conduttore, i compiti dei garzoni erano minuziosamente regolamentati dallo Statuto. Nei mulini erano conservate le misure del coppulo, che doveva essere legato alla catena del mulino, dei mezzenghi di legno, ferrati ed aggiustati secondo le misure del comune e sigillati con lo stemma di Bevagna, e del quartengo. Lo statuto termina con un elenco dettagliato di merci vendute a Bevagna, tra le quali si riconoscono prodotti locali e d'importazione.

La festa, che si articola nell'ultima settimana di Giugno, vive il suo momento più significativo nei giorni del mercato, che dalla piazza principale si sviluppa lungo i due corsi fino a diramarsi all'interno dei quattro quartieri. Pur nel rispetto sostanziale dei dati offerti dalle conoscenze storiche, ogni gaita ha saputo dare al proprio mercato una fisionomia autonoma e, per certi versi, caratterizzante. Così si va da allestimenti apparentemente poveri nei quali si offrono esclusivamente prodotti locali, a soluzioni più articolate, nelle quali si dà spazio anche all'intervento di artigiani esterni. Le strade si popolano di banchi e si animano del rumore delle botteghe nelle quali il visitatore può trovare stoffe, oggetti in cuoio, vimini, cordami, carta, ferro battuto, rame candele lavorate a mano ed ancora formaggio, pesce, pane appena sfornato, focacce.

Come completamente essenziale del mercato è stata concepita la realizzazione di alcuni mestieri medievali, secondo le antiche tecniche di lavorazione e di produzione. Anche nella scelta dei mestieri le gaite si caratterizzano per interpretazioni autonome, ispirate sia ad una rigorosa fedeltà alla realtà economica della Bevagna medievale (forno, tele, lavorazione del ferro), sia ad una lettura più libera, ma altrettanto fedele nella riproduzione delle tecniche e degli strumenti di produzione. Tali botteghe rimangono aperte per l'intera settimana, contribuendo a creare quel clima di fervore che culminerà nei giorni del mercato.

Altri appuntamenti fondamentali scandiscono le giornate della festa a partire dalla cerimonia di apertura del "Mercato delle Gaite", nella quale l'intero paese si ritrova nella piazza in una cornice festosa e originale; la gara di tiro con l'arco, che si svolge sempre in piazza, le taverne dove, in un atmosfera resa fortemente aggregante da accurate coreografie, si ha la possibilità di gustare cibi tratti da antichi ricettari e godere di sapori insoliti e per lo più dimenticati. Si moltiplicano inoltre le iniziative che fanno da corredo a questa festa con l'organizazione di incontri-studio su temi inerenti non solo la cultura e la religiosità medievale, ma anche la musica, la danza e il teatro. Inoltre, la necessità sempre più sentita di non relegare la festa ad una sola settimana, ma di riviverne lo spirito per tutto l'anno, ha fatto sì che varie, iniziative, già realizzate o solamente in cantiere, impegnino le gaite in altri appuntamenti.

Le Gaite

Gaita San Giorgio

La gaita S.Giorgio si estende tra la piazza maggiore e la Porta S.Vincenzo, a destra della via Flaminia, attuale Corso Matteotti. Molto vasta, ma poco popolosa, era occupata da tre grandi conventi: quello dei domenicani con l'annessa chiesa, fatta costruire dal beato Giacomo Bianconi, il monastero S.Margherita e quello detto "del Monte".

Notevoli anche le presenze archeologiche, tra le quali indichiamo i resti di una domus romana e di un edificio forse termale. Il nome S.Giorgio deriva da un oratorio donato dal Comune nel 1291 al beato Giacomo, che vi costruì la bella chiesa di S.Domenico.

La gaita vanta al suo interno un gruppo di giovani, i "Novus Ignis", che hanno voluto indirizzare la loro passione per la musica nell'approfondimento di musiche del XIII e XIV secolo. Oltre a questi, la gaita ha da poco dato vita ad un coro, grazie all'aiuto del Monastero di S.Margherita e ad un gruppo di danzatrici medievali.

Tra i vari mestieri realizzati ricordiamo la lavorazione del ferro, la zecca e la liuteria. La lavorazione del ferro necessita di pochi strumenti: l'incudine, il martello e una fucina alimentata da un mantice azionato dal ragazzo di bottega. Insostituibile è invece la mano del fabbro che, con gesti sicuri ed esperti, forgia il ferro incandescente per creare oggetti di pregio o semplici utensili. Il martello che batte sull'incudine ritma la vita della bottega e si avverte lontano nelle strade, diventando perfino strumento musicale nelle molteplici animazioni sceniche oragnizate dalla gaita per allietare il mercato.

Sito Ufficiale

Gaita San Giovanni

Procedendo dalla piazza verso l'antica porta S.Vincenzo, a sinistra della flaminia - decumano della Mevania Romana - si incontra la gaita S.Giovanni, la più vasta e popolosa della città e ricca di insigni monumenti di età romana. La denominazione deriva dall'oratorio di S.Giovanni Battista ceduto nel 1275 ai frati minori di S.Francesco, che vi costruirono l'omonima chiesa.

L'orientamento della gaita S.Giovanni nei diversi allestimenti è di privilegiare momenti di grande spettacolarità, connotati da una componente tecnica piuttosto sofisticata, come è possibile vedere nelle attività artigianali proposte.

Fase centrale della lavorazione della carta è la riduzione in poltiglia degli stracci, già sminuzzati e messi a macerare nella calce, mediante la "pila idraulica a magli multipli"; tale poltiglia viene quindi colata compatta in fogli che vengono torchiati, asciugati ed infine trattati con un collante di origine animale.

Il prodotto, finito e selezionato, veniva commercializzato in risme presso un utenza qualificata. La complessità del ciclo di lavorazione ha richiesto grande impegno nella ricostruzione dei macchinari di lavoro.

Altrettanto impegnativa è stata la riproduzione della lavorazione del vetro. La materia prima, sabbia bianca fine, o ciottoli di fiume, viene combinata con un fondente derivato dalla combustione di arbusti marini; la pasta vetrosa, così ottenuta, viene fusa in appositi crogioli. La lavorazione prosegue con il raffreddamento della materia fusa, che viene prelevata con l'estremità di una canna bucata e roteata in aria, affinchè la pasta vi si attacchi intorno, a questo punto, soffiando nella canna, si modella nella forma desiderata l'oggetto, che viene messo a temperare in un'altra camera del forno fusorio.

Sito Ufficiale

Gaita San Pietro

La gaita S.Pietro si trova, procedendo dalla piazza maggiore verso la Porta S. Agostino, a destra della via Flaminia, attuale corso Amendola. Si tratta del quartiere meno esteso della città, tanto che nel XVI secolo, per ovviare alle difficoltà che si incontravano nel reperire il numero di rappresentanti da inviare al Consiglio Generale, si decise di estenderla fino alla Porta Guelfa, ingoblando un settore della S.Giovanni.

Deriva il proprio nome dalla chiesa di S.Pietro di cui non si ha più traccia, ma che sorgeva nei pressi del convento di S.Agostino. Interessanti sono le chiese di S.Agostino, fondata nel 1316 con l'annesso convento, e quella di S.Filippo, fatta costruire nel 1720 dalla Congregazione dei Filippini. Le indicazioni che vengono dalla toponomastica hanno aiutato ad individuare nel fornaio il mestiere principale del quartiere: la zona detta "delle fornare" conserva infatti, oltre che al nome, anche nella sua successione di porte ad arco, il ricordo degli antichi forni che vi si affacciavano. La gaita è partita da questo dato per realizzare il primo dei propri mestieri, che ha permesso ai bevanati di ritrovare quelle fragranze e quelle atmosfere che, in realtà, erano vive fino a pochi decenni fa.

Sulla piazza principale della gaita si affaccia anche la bottega dello speziale, che ripropone un bell'interno medievale, corredata dai laboratori della distilleria e dell'erboristeria.

Interessante anche il laboratorio per la lavorazione della cera, dove vengono prodotte candele realizzate secondo le norme dettate dagli statuti comunali: si parte dalla preparazione dello stoppino di canapa, per arrivare alla realizzazione della candela. Questa è ottenuta attraverso successive colate di cera fusa, candele per uso religioso oppure per successive immersioni nel sego candele per l'uso quotidiano. Le candele così ottenute venivano arrotondate e lisciate tramite immersione in acqua tiepida e successiva pressione tra due tavolette di legno.

Sito Ufficiale

Gaita Santa Maria

Davanti alla gaita S.Pietro si apre la S.Maria, uno dei quartieri più popolosi della città. Essa prende il nome della chiesa di S.Maria filiorum comitis, fatta costruire dal conte Rainaldo d'Antignano e nota fin dal 1198. La gaita è caratterizata da un'edilizia curata e abbastanza ben conservata, con case del '300 e del '400 e belle case private. Priva di monumenti di particolare importanza, conserva l'impianto della cinta romana in blocchetti di travertino del I sec. A.C. Bello anche il torrione quattrocentesco di Pt. Molini, così denominato dai mulini a grano e a olio esistenti fin dal medioevo, attivati dalle acque del Clitunno.

Nelle scelte relative all'organizazione della festa, la gaita S.Maria ha preferito attenersi con fedeltà rigorosa ai dati storici ed economici locali: così nella realizzazione dei mestieri è partita dalla lavorazione della canapa per giungere alla produzione di tele e dei resistenti cordami. La coltivazione della canapa, diffusa in tutta la pianura, costituiva infatti una delle voci più importanti dell'economia locale; essa veniva venduta nel cosiddetto forum canape, posto a porta intule supra, usque ad portam Sanctii Vincentii.

Pregiate erano le tele che qui si producevano per essere poi imbiancate nelle acque dell'Attone. Gli steli di canapa vengono messi a macerare così da permettere la separazione delle fibre dalla parte legnose, segue la battitura e, infine, la pettinatura delle fibre, che sono così pronte per essere lavorate da esperte filatrici. Da grandi telai escono quindi le tele pregiate che, in un ambiente estremamente suggestivo, vengono tinte da giovani donne. A completamento del mestiere è stata poi realizzata la lavorazione della lana, anch'essa seguita in tutte le sue fasi, dalla tosatura e scardazzatura fino alla filatura.

Sito Ufficiale

Visita il sito ufficiale del Mercato delle Gaite.

domenica 15 febbraio 2009

Società Italiana degli Storici Medievisti

Online da pochi mesi, il sito della SISMED è stato realizzato per offrire uno strumento di informazione e di condivisione di esperienze non solo per i soci, per i quali è previsto un accesso ad alcune aree riservate, ma anche per tutti coloro che hanno interesse alla promozione dello studio e della conoscenza del medioevo. Il sito è curato da un Comitato di Redazione composto dai seguenti soci: Ivana Ait, Giuliana Albini, Giulia Barone, Enrico Basso, Anna Benvenuti, Alfio Cortonesi, Paolo Delogu, Rolando Dondarini, Isabella Gagliardi, Roberto Greci, Tiziana Lazzari, Pinuccia Simbula, Gian Maria Varanini, Andrea Zorzi.
La SISMED – Società Italiana degli Storici Medievisti, è una associazione privata, costituita il 12 maggio 2006, che riunisce studiosi professionali della storia e della civiltà del Medioevo, in gran parte, ma non esclusivamente, docenti e ricercatori universitari. La sua finalità statutaria è la promozione dello studio e della conoscenza del medioevo, sia nelle istituzioni di insegnamento che nella comunicazione sociale. Tale finalità si fonda sulla consapevolezza che nell’età medievale sono state vissute esperienze, politiche, religiose, artistiche, che costituiscono aspetti essenziali dell’eredità culturale italiana ed europea, la cui conoscenza deve essere pertanto salvaguardata e diffusa.
I soci della SISMED lavorano al recupero ed allo studio del patrimonio storico-documentario conservato negli archivi, nelle biblioteche e nelle collezioni antiquarie, e si impegnano per la salvaguardia e la valorizzazione dell’enorme lascito dell’epoca medievale nel territorio e nel paesaggio italiano. Sostengono lo studio del medioevo nelle istituzioni scolastiche ed universitarie e organizzano conferenze, dibattiti e altre manifestazioni culturali miranti a comunicare anche ad un pubblico non specialistico una immagine corretta e aggiornata dell’età medievale. Grazie alle competenze dei soci la SISMED può offrire un servizio di consulenza professionale per ogni domanda relativa all’età medievale, e può assicurare qualificata assistenza culturale agli enti di promozione turistica e territoriale. La SISMED si affianca ad analoghe associazioni di studiosi del medioevo esistenti in diversi paesi europei ed extraeuropei, con le quali ha rapporti continuativi di informazione e collaborazione.

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mercoledì 24 dicembre 2008

La Via Carolingia

Il progetto della Via Carolingia è nato per rispondere al bisogno di ricercare e trasmettere il senso di appartenenza ad una comunità più grande, quale è l'Europa, seguendo il percorso del viaggio (da Aquisgrana a Roma) e delle tappe che Carlo Magno effettuò nell'autunno dell'800 per recarsi a Roma, dove papa Leone III incoronò il sovrano carolingio Imperatore del Sacro Romano Impero nella notte di Natale dell’800. Recuperare quindi ma anche salvaguardare, valorizzare e gestire i contesti paesaggistici e culturali interessati dal tragitto per la fruizione turistica e culturale del territorio.

La Via Carolingia si pone come un segno tangibile della comunità culturale europea e costituisce un momento importante in grado di sottolineare efficacemente l'impegno per la ricerca delle origini comuni e per la fattiva cooperazione tra i diversi Paesi che anima questa fase di progressiva unità dell'Europa, per la costruzione dell'identità europea.

Il progetto, inoltre, anche con l’ottenimento dell’ufficialità da parte del Consiglio d’Europa, si pone l’obiettivo di promuovere il percorso carolingio come itinerario culturale che, creando un collegamento ideale fra i Comuni Italiani, Svizzeri, Belgi, Francesi e Tedeschi che si trovano lungo il tracciato, ne promuova e ne valorizzi gli aspetti turistici oltre a quelli di rilevante patrimonio culturale e paesaggistico.

L'età carolingia costituì un importante momento contraddistinto da un grande sforzo politico, sociale, religioso, economico e culturale teso a delimitare in modo nuovo gli equilibri politico-istituzionali che si erano fino ad allora delineati in conseguenza del collasso delle istituzioni tardo-romane.

La capacità dei carolingi fu quella di costruire un progetto complesso e articolato che poggiava i suoi cardini sulle strutture religiose e su quelle statali nuovamente ricostruite per dare uniformità e coerenza di gestione ai frammenti territoriali che Carlo Magno aveva unificato grazie a rapide campagne militari.

La figura di Carlo Magno, a cui fu conferito nell'anno 800, con il rango imperiale, il titolo di “rex patriae Europae”, viene proposta quindi come guida di questo percorso alla riscoperta delle radici dell'Europa; non a caso proprio colui che cercò di plasmare il suo impero in senso unitario e nella cui volontà si possono cogliere i primordi degli elementi fondanti il nostro moderno concetto di Europa.

Tra storia e paesaggi nell'Italia dell'800 d.c. alla ricerca delle radici Europee

Ripercorrere dopo 1200 anni l'itinerario che Carlo Magno utilizzò tra l'VIII e il IX secolo per recarsi a Roma, è un modo di viaggiare non solo in uno spazio geografico, ma anche in un tempo comune. Ritrovare la rete di strade e sentieri calpestati dalla corte regia carolingia è impresa ardua e di difficile realizzazione. Partendo dalle scarse fonti storiche disponibili si possono ipotizzare diverse opzioni confrontando fra loro vari fattori: le vie di comunicazione usate abitualmente in quei tempi, gli insediamenti urbani e la loro importanza all'epoca, gli interessi "politici" dell'Imperatore. Rimangono anche così numerose lacune, integrate con la scelta di valorizzare due aspetti del nostro territorio: i beni considerati minori del nostro immenso patrimonio culturale e le zone poste sotto tutela ambientale per il loro rilevante valore paesaggistico.

Questo secondo aspetto si int
egra alla perfezione con l'esigenza di ritrovare un percorso così lontano nel tempo. Se strade e città sono profondamente cambiate nel corso dei secoli, non è stato così per i paesaggi naturali; certo una palude potrà essere stata bonificata, un bosco avrà ceduto il posto alla cultura agricola, ma l'essenza del paesaggio ambientale è ciò che è necessariamente mutato meno. Trovati questi punti cardinali del percorso, la scelta definitiva sulle strade da percorrere per collegarli fra loro si è posata, dove possibile, sulla viabilità minore per favorire l'utenza ciclistica. Infatti per cogliere appieno l'emozione di un viaggio così particolare, il mezzo più appropriato è la bicicletta, lenta e a volte faticosa, così come era lento il procedere delle cose prima dell'avvento del motore.

I Comuni aderenti al progetto “La Via Carolingia”:

Comune Bergamo: www.comune.bergamo.it

Comune Fara in Sabina (RI): www.comune.farainsabina.ri.it

Provincia Mantova: www.provincia.mantova.it

Comune Mantova
: www.comune.mantova.it


Comune Mentana (RM): www.comune.mentana.rm.it

Provincia Modena: www.provincia.modena.it
Comune Montecorsaro (MC): www.comune.montecosaro.mc.it

Comune Nocera Umbra (PG): www.comune.noceraumbra.pg.it

Comune Sant’Elpidio a Mare (AP): www.santelpidioamare.it

Comune Spello (PG): www.comune.spello.pg.it

Comune Torgiano (PG): www.comune.torgiano.pg.it

Vai al sito:
www.viacarolingia.it

domenica 9 novembre 2008

Italia Langobardorum

E’ un “Sito seriale”, costituito dall’insieme dei beni artistico-monumentali “unici ed eccezionali” relativi al periodo di massimo fulgore della cultura e dell’arte dei Longobardi, custoditi in 7 luoghi, dal Nord al Centro-Sud d’Italia.

Per il suo straordinario valore, nel 2008 il “Sito seriale” di “Italia Langobardorum” è stato ufficialmente candidato dal Governo italiano per l’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Si tratta della candidatura più articolata e complessa mai proposta all’UNESCO.

Nella sua originalissima costruzione a “rete-di-reti” – determinata dalla adozione di uno specifico Piano di Gestione – il Sito seriale “Italia Langobardorum” da un lato rappresenta una inedita proposta turistico-culturale e, dall’altro lato, assume la veste di strumento complesso di sviluppo non soltanto per i Territori direttamente coinvolti nella candidatura (quelli in cui esiste il Patrimonio artistico-monumentali di assoluta valenza) ma per tutti i luoghi di matrice storica longobarda.

La candidatura prevede inoltre la costruzione di "Itinerari longobardi" lungo percorsi regionali (i Territori dei Ducati di riferimento dei Luoghi inseriti nella candidatura UNESCO), nazionali (riferiti ad altri centri significativi di matrice longobarda) ed europei (direttrici del “Corridoio geoculturale”).

Nonostante la divergenza di opinioni sulla datazione di alcuni monumenti o le diverse interpretazioni che si possono ancora registrare su taluni particolari aspetti, è ormai opinione condivisa che i Longobardi, nell’arte, nella cultura scritta e nel diritto, recuperarono, continuarono e rinnovarono l’antichità romana classica e post classica, anticipando quella renovatio tradizionalmente attribuita all’età carolingia. Ben prima della scuola di corte di Carlo Magno, infatti, i Longobardi seppero assimilare le forme dell’antico, caricandolo di nuovi significati e di una forte componente innovativa.

In particolare, il recupero della cultura architettonica e decorativa romana e bizantina - sostenuta da una forte attività creatrice ispirata dalla conversione al cristianesimo, ma fondata sempre sulla conservazione della propria entità etnica - dette luogo tra la fine del VII e l’VIII sec. ad una fioritura artistica che si sviluppò nel nord, nel centro e nel sud dell’Italia e si diffuse dalle corti urbane ad una larga parte dei territori italiani.

Nelle manifestazioni monumentali di questa tarda età longobarda, le cui eccellenze si presentano con questa candidatura, si può cogliere la complessità del processo avviato dai Longobardi, ed ereditato dall’impero di Carlo Magno, che trasformò la cultura antica, individuando alti momenti di sintesi, ma anche di differenziazione rispetto a quella del mondo mediterraneo, proiettandola verso l’Europa.

I beni inseriti nella candidatura del Sito “Italia Langobardorum”. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)" rappresentano, ognuno per la propria tipologia specifica, il modello più significativo o quello più conservato tra le numerose testimonianze diffuse nel territorio nazionale e, nel loro insieme, rispecchiano l’universalità della cultura longobarda al suo apice.

Nel portale, che sarà costantemente implementato, troveranno posto anche documenti, itinerari, link, bibliografie, eventi, contributi scientifici.

Visita il sito: www.italialangobardorum.it.

giovedì 25 settembre 2008

Officina di Studi Medievali

L'Officina di Studi Medievali (OSM) da quasi trent'anni è attiva a Palermo (Italia), con una intensa proiezione nazionale ed internazionale. Fondata nel 1980 da un gruppo di studiosi ed appassionati del Medioevo in larga parte dell'Università di Palermo, l'OSM è una associazione culturale no-profit impegnata su varie direttrici di ricerca nell'ambito della medievistica, con una impostazione programmatica multidisciplinare ed interdisciplinare. Ha sede all'interno del duecentesco complesso monumentale della Basilica di San Francesco d'Assisi, in pieno antico Centro Storico di Palermo, gestito dalla Provincia di Sicilia dei Frati Minori Conventuali (OFMConv.) con i quali, sin dalla sua fondazione, l'OSM ha stabilito una intensa e attiva collaborazione. Prezioso il patrimonio della Biblioteca Francescana diretta dal P. Diego Ciccarelli, che possiede oltre 45.000 volumi con manoscritti, incunaboli e numerosissimi libri antichi di raro pregio e valore e che, pur nella piena e reciproca autonomia, si integra con la Biblioteca dell'OSM con comuni progetti fomativi e di diffusione della "cultura del libro". L'OSM è guidata da un Ufficio di Presidenza (eletto dall'Assemblea dei Soci): Presidente è Alessandro Musco e componenti sono Armando Bisanti, Diego Ciccarelli, Maria Rita Lo Forte, Patrizia Spallino.

È coordinata da un Comitato scientifico, composto da: Filippo Burgarella, Antonino Buttitta, Paolo Emilio Carapezza, Federico Doglio, Fernando Domínguez Reboiras, Salvatore Fodale, Claudio Leonardi, Andrea Romano, Pasquale Smiraglia, Salvatore Tramontana, Pere Villalba Varneda, Oleg Voskoboynikov, Agostino Ziino. Il Comitato si avvale anche della consulenza e della collaborazione di numerosi studiosi italiani e stranieri. L'OSM è animata da un nutrito gruppo di soci, quali collaboratori stabili delle attività culturali, formative e di promozione scientifica, della gestione della Biblioteca, delle iniziative editoriali, dei servizi amministrativi, della logistica.

L'area di studio di interesse dell'OSM, che ha sempre operato in stretta sinergia con l'Ateneo di Palermo ed in particolare con la Facoltà di Lettere e Filosofia, è costituita dal Medioevo inteso nel senso più lato e inclusivo, con proiezioni sulle sue radici nelle culture antiche e sui suoi lasciti alle culture moderne. Le principali aree di ricerca che l'OSM ha coltivato e progressivamente arricchito nel corso degli anni sono la tradizione metafisica, la storia delle idee e dei saperi medievali nella pluralità delle loro diramazioni, l'intersezione delle tradizioni culturali in epoca medievale soprattutto nell'area mediterranea (mondo arabo ed islamico, ebraico, latino e cristiano, greco e bizantino etc.), la storia della letteratura mediolatina, gli studi paleografici e diplomatici, gli studi storici. Attualmente il lavoro scientifico dell'OSM è organizzato attraverso vari laboratori che hanno lo scopo di coordinare, per aree tematiche di interesse omogeneo, i soci e tutti i collaboratori. I laboratori operativi, per i quali indichiamo anche i coordinatori, sono:
  • Byzantina
    si occupa di Civiltà Bizantina in senso lato (Filippo Burgarella, Univ. della Calabria) ed Oriente Cristiano (Rosanna Gambino, Univ. di Palermo);
  • Federiciana
    impegnato a studiare il contesto storico e culturale mediterraneo che dal periodo normanno-svevo si spinge fino a tutto il sec. XIV (Oleg Voskoboynikov, Univ. di Mosca)
  • Franciscana
    si occupa di studi francescani ad ampio raggio (Luca Parisoli, Univ. Della Calabria e Paris-Nanterre)
  • OSMIL - Itinera Lulliana
    organizzato da un gruppo di ricerca sull'opera e il pensiero di Raimondo Lullo e sulle tradizioni del "lullismo" (Jordi Gaya Esterlich, Univ. Di Palma de Mallorca, Marta Romano, Univ. di Palermo)
  • OSMOR - Orientalistica
    vi fanno capo gli studiosi dell'area orientalistica (Ebraismo: Luciana Pepi, Univ. Di Palermo; Cultura araba e islamica: Giuseppe Roccaro e Patrizia Spallino, Univ. di Palermo; Indologia:corsi di lingua e cultura araba ed ebraica, sia di livello base sia di livello superiore Maria Lucilla Vassallo, Univ. di Palermo) e si occupa anche di curare annualmente
  • Traditio
    è incentrato sulla tradizione dei saperi medievali, con particolare attenzione all'area latina, che si esprime in letteratura, poesia, teatro, filosofia, teologia, musica etc. (Armando Bisanti e Pietro Palmeri, Univ. di Palermo)
  • Vivarium
    è dedicato agli studi di Paleografia, Diplomatica, Cultura del libro, Biblioteconomia, Restauro della carta e del libro (Carolina Miceli, Univ. di Palermo)

Ciascun laboratorio promuove ed utilizza collaborazioni nazionali ed internazionali con università, dipartimenti, associazioni, fondazioni, singoli studiosi e ricercatori grazie anche ad accordi formali, convenzioni, contratti di ricerca, progetti (Erasmus, Socrates), programmi dell'Unione Europea e altro ancora.

Tali laboratori, pur nella loro autonomia e specificità settoriale, non sono concepiti come dei compartimenti tra loro non comunicanti, bensì come dei momenti operativi animati da una comune strategia di interazione reciproca e di ricerca sinergica.

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mercoledì 10 settembre 2008

Festa Medievale di Malmantile

Le manifestazioni di successo nascono spesso in modo casuale. Questo è stato il caso della Festa Medievale di Malmantile. Tutto ebbe origine nell’estate 1993 per opera di un gruppo di ragazzi e ragazze di Malmantile, volontari della locale sezione di Misericordia, tutti di età compresa fra i 16 e i 24 anni.

Questi giovani, ispirandosi alle antiche mura che si trovano sulla sommità di Malmantile, pensarono di organizzare una manifestazione capace di ricreare l’ambiente tipico del borgo medievale. Il ricavato di tale manifestazione sarebbe stato interamente devoluto alla sezione di Misericordia di Malmantile, che li avrebbe impiegati per la costruzione di una nuova sede.

L’impresa si presentava difficile, poiché a Malmantile non vi era alcuna struttura capace di garantire supporto organizzativo e finanziario all’idea. Ma i ragazzi della Misericordia non si arresero, forti del sostegno pressoché unanime che la gente del paese manifestò per l’iniziativa.

Per vari mesi i giovani lavorarono alacremente per costruire le strutture necessarie. A fronte dello sforzo prodotto da questi ragazzi, tutto il paese si mobilitò offrendo collaborazione di ogni genere. Molte famiglie residenti all’interno delle mura misero di fatto le loro case a disposizione per i lavori della festa. Le cuoche del paese si dissero pronte a cucinare i loro piatti migliori. Chiunque fosse stato capace in materia di taglio e cucito si fece avanti per realizzare gli abiti. Ciascuno nel paese volle contribuire offrendo beni materiali di varia natura.

Lavorando in sintonia, forti di quella compattezza che solo nei piccoli paesi si può trovare, i ragazzi riuscirono a essere pronti per le date stabilite: 21 e 22 maggio 1994. Quei giorni hanno cambiato per sempre la storia di Malmantile.

Nel portale anche informazioni sul Borgo medievale che conserva ancora in modo eccellente le sue mura originarie.

Il centro nasce probabilmente come forte militare della Repubblica fiorentina per controllare la strada che portava a Pisa. La cinta muraria, risale infatti al 1424 e pare che lo stesso Filippo Brunelleschi (1337- 1446) abbia supervisionato i lavori per la sua realizzazione. Di questa oggi è conservata tutta la parte di pietrame sfuso mentre rimane visibile solo una piccola parte delle mura difensive a sporgere. Le mura sono completate da torri quadrate poste ai quattro angoli, più due torri rompi-tratta senza lato interno poste al centro dei lati maggiori.

Website: www.festamedioevalemalmantile.it.

venerdì 8 agosto 2008

Volterra A.D. 1398

Questo è il portale ufficale di un importante evento medievale giunto, nel 2008, alla sua XI edizione. In quest'occasione l'ubicazione della festa sarà diversa dagli anni precedenti, permettendo di ritrovare il medioevo in luoghi poco conosciuti, ma ricchi di fascino e storia.

Focosi destrieri, audaci cavalieri, nobili, dame, artigiani e mercanti, popolani e contadini, sbandieratori e balestrieri, musici e giullari faranno rivivere come per incanto il misterioso e magico medioevo di Volterra.

Saranno allestiti spettacoli ed eventi di notevole impatto, rimanendo fedeli alla tradizione decennale della manifestazione che prevede la rievocazione di una giornata di festa nella Volterra del XIV secolo.

Il clou della manifestazione sarà la "Giornata di Festa nell'Anno Domini 1398", che si svolgerà Domenica 17 e Domenica 24 Agosto, dall'alba al tramonto.

In quell'occasione sarà ricostruita una città medievale del 1398 con spettacoli, eventi, mercati, artigiani, musici, giocolieri, popolani e nobili: un'occasione veramente unica per immergersi, quasi per incanto nella magica atmosfera del Medioevo, in una delle più belle città della toscana.

Nel sito diverse sezioni offrono una panoramica completa della manifestazione con link, immagini, mappe e contatti.

Website: www.volterra1398.it

sabato 19 luglio 2008

Giornate Medioevali nell'antico Castello di Poggio

"...Per tre giorni continovi lo popolo de lo borgo, castello, contado et delle ubertose campagne de lo fiero castrum podii medii se disfideranno ne li giochi et governeranno le taberne co lo santo broccale de madonna filomena, per lo conforto de li voti stomaci et de le gole arse..."

Questo è quello che offre “Castrum Podii Medii”, ovvero Poggio di Mezzo nel suo antico nome; un salto nel passato per il terzo fine-settimana di luglio che vedranno il grazioso castello vestito come un borgo dei tempi passati, con le esibizioni degli antichi giochi, sbandieratori, duellanti, artigiani e antiche musiche che sapranno far rivivere i giorni che furono.

Rievocare il “medioevo” sarà per la frazione di Poggio di Otricoli infatti un modo singolare per valorizzare le proprie radici storiche, le bellezze architettoniche perfettamente conservate, e lo stupendo paesaggio naturale ed agricolo in cui è immerso.

Per questo le “Giornate Medioevali”, dalle ore 20,00 e fino a notte inoltrata, metteranno in scena antichi usi e costumi del borgo con le aperture dei tradizionali forni, la cantina dei vini, la birreria, la taverna dei sapori e la “particolare” hostaria di Filomena in un contesto senza eccessi, ma con la consapevolezza di esprimere quella quotidianità e spontaneità che per quasi dieci secoli hanno contraddistinto questo piccolo borgo con un nome ambizioso “Poggio di Mezzo”.

Ente Promotore "Castrum Podii Medii"


“Castrum Podii Medii”
Associazione di Promozione Sociale ai sensi della L. n. 383/2000 Strada Vecchia, 31 – 05030 Poggio di Otricoli (TR)
Claudio Petrucci - presidente - 3283651016

www.giornatemedioevali.it
info@giornatemedioevali.it

giovedì 17 luglio 2008

Centro Europeo di Ricerche Medievali

Il CERM (Centro Europeo di Ricerche Medievali) riunisce dal maggio del 2005 un gruppo di studiosi di storia della società medievale che operano nell'Università di Trieste. Sulla base di una lunga esperienza universitaria, il Centro promuove la ricerca e la sua diffusione in tutti i settori della storia medievale, con un forte interesse alle realtà dell'Italia nord-orientale e con una volontà di comparazione con altre realtà italiane ed europee.

Il CERM sostiene la ricerca con assegni e borse di studio, organizza incontri e convegni e produce una propria collana di pubblicazioni. Segue con attenzione critica le iniziative di cultura e di edizione promosse nella Regione Friuli-Venezia Giulia nell’ambito della medievistica, elabora propri strumenti di ricerca innovativa e di corretta divulgazione.

L’ambizione del CERM è di divenire, in collaborazione con le istituzioni universitarie ed altri centri di ricerca, un punto di riferimento importante e un luogo di raccordo per le forze vive che operano nei campi della storia sociale, culturale, economica, politica e religiosa del Medioevo e per quanti si sentono impegnati nella ricerca, nell’insegnamento e nella comunicazione corrente e aggiornata delle conoscenze.


Cariche sociali
Prof. Paolo Cammarosano
(Presidente)
Prof. Donata Degrassi
(Vicepresidente)
Dott. Michele Zacchigna
(Tesoriere)
Dott. Massimo Sbarbaro
(Segretario)
Dott.ssa Marialuisa Bottazzi
(Consigliere)
Dott. Fabio Mezzone
(Consigliere)
Dott.ssa Miriam Davide
(Consigliere)

CERM Centro Europeo Ricerche Medievali
Viale Miramare, 317/2
34136 TRIESTE (Italia)


http:www.cerm-ts.org
info@cerm-ts.org
segreteria@cerm-ts.org
redazione@cerm-ts.org